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Elogio del giornalista anonimo: anche il New Yorker sceglie la strada di protezione delle fonti

Elogio del giornalista anonimo: anche il New Yorker sceglie la strada di protezione delle fonti

Nel mondo sta avendo sempre più successo una nuova forma di giornalismo anonima, analoga a quella scelta da Basta Italia.

Dopo Wikileaks, ora è il celebre NewYorker a percorrere questa strada che sta facendo infuriare molti potenti che si vedono sempre più inibita l’arma delle minacce di ritorsioni legali per minare la libertà di espressione. Più si alzano i costi di questi autentici arroganti sempre pronti alla denuncia verso chi fa giornalismo d’inchiesta e più l’evoluzione umana risponde con con l’avanguardia tecnologica e legale.

La tecnologia adottata dal New Yorker, il celebre magazine, si chiama Strongbox, una piattaforma web che consente di raccogliere notizie proteggendo in modo sicuro l’anonimato delle fonti. Crediamo sia superfluo citare i grandi casi e le inchieste giornalistiche che proprio grazie all’anonimato delle fonti hanno permesso l’ottenimento di straordinari risultati civici. Come non ricordare ad esempio lo scandalo “Watergate” che portò alle dimissioni addirittura del presidente degli Stati Uniti d’America Richard Nixon?

Strongbox è stato ideato da Aaron Swartz, il ventiseienne genio dell’informatica che si è tolto la vita lo scorso gennaio. Insieme a Kevin Poulsen, giornalista del New Yorker, aveva progettato DeadDrop, la piattaforma da cui deriva Strongbox. Vi si accede attraverso la rete Tor, dove si può navigare mantenendo l’anonimato: gli utenti potranno inviare file cifrati in una casella protetta, che si trova su un server indipendente dall’editore del giornale. Se i giornalisti vogliono comunicare con la fonte possono inviare un messaggio alla casella associata all’utente.

La piattaforma è open source e il primo giornale che l’ha adottata è proprio il New Yorker. Ormai il giornalismo investigativo lo fanno i semplici cittadini, le persone comuni. E lo fanno soprattutto in rete. Bisogna quindi garantire a queste potenziali fonti la possibilità di inviare informazioni ai giornalisti in modo assolutamente anonimo.

Wikileaks utilizza la medesima  logica, cioè riceve informazioni governative segrete in modo anonimo e criptato, caricate su una piattaforma.

Wikileaks, Strongbox e Basta Italia sono esempi delle frontiere d’avanguardia del giornalismo e dell’editoria anonima.

Se la verità scomoda non viene a galla, ci pensano finalmente queste nuove forme di comunicazione digitale a svolgere un ruolo di protezione del diritto inalienabile a fruire dell’informazione, grazie alla protezione delle fonti.

Se siete a conoscenza di fatti o situazioni che meritano la vostra protezione come fonti, rivolgetevi a noi senza indugio.

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3 Comments

  1. non che l’anonimato non possa essere utile…una volta esisteva la bocca della verità, gratuita anche quella, mentre invece le spie di oggi costano un sacco, e la vendita di notizie documentate e carpite anche… tuttavia questo strumento protetto dall’anonimato può anche essere usato per costruire verità fasulle create ad arte o raccogliere le fantasie di menti fervide per non dire malate… ecco pertanto il ruolo del giornalismo vero che non è riempire le pagine dei giornali, ma vagliare quello che arriva e verificare prima di pubblicare, appunto pubblicare verità e non bubbole…
    verba volant scripta manent..ricordiamolo sempre se vogliamo tener alto il concetto di responsabilità proprio dell’uomo che non è un gallo!

  2. qualche giorno fa andavo facendo sull’argomento le riflessioni qui sopra…
    ma in questi giorni ho fatto un’esperienza nuova che non mi era mai capitata… leggo articoli postati sul sito di Indipendenza Veneta che fino a un mese fa era aperto ad una libera partecipazione alla discussione che scaturisce dagli interventi degli autori, e che succede dopo la ristrutturazione che hanno messo in atto riorganizzandosi? ecco, hanno instaurato la “censura”, ad opera di chi non si sa, brutto mestiere comunque…che sgadevole esperienza! mi vengono in mente i regimi con i loro dictat, la chiesa con i suoi imprimatur, per cui ora apprezzo la libertà di questo sito che permette l’ espressione del proprio pensiero, anche di questa mia doglianza… peccato che si siano messi su una linea di difesa, da chi? perchè? la vigilanza è una cosa, ed è doverosa, ma la censura è un’altra.
    comunque sentirsi oggetto di censura preventiva è una brutta sensazione, avvilente e restrittiva, anche perchè chiunque per poter intervenire si è registrato…sono delusa e forse siamo in tanti ad esserlo!

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