Pages Navigation Menu

Indipendenza!

LETTERA DI UN IMPRENDITORE SUICIDA

LETTERA DI UN IMPRENDITORE SUICIDA


Pubblichiamo doverosamente l’ultimo messaggio di un imprenditore Veneto e le risposte alle domande che in molti ci facciamo. Trattasi di una lettera lucida e razionale lasciata prima di impiccarsi. Da notare che i prodi carabinieri ed autorità hanno nascosto il suicidio facendolo passare per un incidente sul lavoro. Questa lettera ci è pervenuta da i famigliari. La riteniamo un vero manifesto di onestà e umanità.

Ecco la lettera:

Cari figli e cara moglie, sento il dovere di spiegare il perchè di ciò che sto per fare. Ho dedicato una vita al lavoro, fin da quando terminai le scuole medie, prima sotto padrone ad imparare il mestiere e poi a soli 20 anni firmavo i debiti in banca ed iniziavo a lavorare da solo nel garage di casa. In piedi alla mattina alle 6 e avanti come un treno fino alla sera, quando mi addormentavo in capannone. Con gli anni e la crescita le prime assunzioni, l’acquisto del terreno e la costruzione del capannone, gli uffici, i nuovi impiegati, le fiere, gli operai, la sponsorizzazione della squadra ciclistica. Io ero ciò che facevo e con esso mi identificavo e cresceva la stima che avevo di me. Anni duri, anni di sacrifici, anni di ottimismo dove la soddisfazione faceva passare il dolore della fatica, dove il sacrificio veniva alleviato dalla speranza di dare a voi ed a chi lavorava con me un futuro migliore. Ho vissuto per il domani, ho vissuto di speranza e senza di essa muoio. La rabbia è ormai passata, l’odio verso quella politica fatta di promesse, di slogan, delle eterne chimere riformistiche, è ormai quietato. Non serbo rancori, provo solo pietà per quegli ignoranti di politici, Veneti in prima fila, che ci hanno abbindolato, che ci hanno illuso e tradito, so che per loro la fine e il disonore sono vicini.

Io invece sono stremato, non sopporto più le ritorsioni razziste della Guardia di Finanza, dove i prodi meridionali in uniforme vengono a controllarci fino all’inverosimile, quando invece al loro paese non sognerebbero neppure di fare simili angherie contro chi lavora. Non ne posso più degli ispettori del lavoro che si attaccano fino al cavillo per appiopparti multe, proprio a me che ho senpre pagato tutto e tutti, proprio a me che vivo come una vergogna non poter pagare le liquidazioni dei miei dipendenti, proprio io che tengo alla loro salute più della mia. Non ne posso più delle infinite carte, delle infinite accise, dei balzelli, della burocrazia che lo stato italiano pretende in continuo da me. Mi sveglio la notte sognando i dipendenti di Equitalia con i loro denti aguzzi e la loro fame di denaro. Un senso di repulsione mi raggiunge quando vedo un dipendente di questo stato, che seduto dietro la scrivania del potere fa finta di non vedere e sentire il dramma che il suo privilegio produce. Speriamo che un giorno finisca l’Italia ed il suo impero di privilegi.

Vivo con angoscia infinita questi momenti in cui la perdita di competività, il crollo dei fatturati e dei margini, mi impedisce di assolvere ai miei impegni e doveri persino di padre. Non sono un vigliacco, non ce la faccio proprio più, soffro come mi piantassero i chiodi alle mani. Ogni istante di vita è come una spina conficcata sul mio capo, ed ogni respiro un frustata salata sulla mia pelle denudata e sanguinante. Credetemi la morte diventa sollievo, diventa pace, diventa liberazione. Lì, più nessuno potrà rincorrermi, potrà fare false promesse, illudermi, obbligarmi a pagare. Lì potrò riposare quelle ore perdute dentro la fabbrica e in ufficio, quelle ore che ho sottratto a voi privandovi della mia presenza in famiglia.

Vi lascio, con affetto.

468 ad

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

LAVORIAMO PER TE, AIUTACI AIUTATI
advertisement