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LIBERTÀ DI STAMPA E PLURALISMO IN ITALIA

LIBERTÀ DI STAMPA E PLURALISMO IN ITALIA

Abbiamo scelto un giorno a caso. Abbiamo preso due giornali che si collocano (secondo loro) agli antipodi ideologici. Guardate la prima pagina di ogniuno di loro, parlano esattamente delle stesse cose. Non importa se bene o male, se criticando o agiografando, parlano delle stesse cose. I giornali finanziati con i soldi pubblici, finanziati con i vostri soldi, quelli che noi definiamo giornali di regime, si riempiono degli stessi argomenti. Pensiamoci bene, ma quante notizie esistono al mondo? Ma perchè dei giornali con direttori e giornalisti diversi parlano delle stesse cose? Ma parlare delle stesse cose, non equivale a censurare le stesse cose? Riempire i vuoti di un giornale con le stesse notizie ed argomenti degli altri giornali, non vuol dire togliere spazio ad altre cose diverse? Non vuol dire impedire il pluralismo, non vuol dire censurare?

La censura del blocco Nato è sottile, molto più evoluta di quella tradizionale dove esisteva un solo giornale. Il giornale Sovietico “Pravda” rappresentava l’organo del partito comunista, l’unica voce udibile, e tutti i sudditi dell’Unione Sovietica leggevano le stesse notizie.

Ebbene, e i sudditi del blocco Nato, i sudditi dello stato italiano non leggono forse le stesse notizie copiate ed incollate su giornali con nomi diversi? Questo è quello che viene chiamato pluralismo. E’ un caso? I direttori e redazioni di questi giornali si mettono daccordo? Fa tutto parte di un piano premeditato?

Spieghiamoci:

La scelta di pubblicare le stesse notizie, di parlare delle stesse cose è dettata dallo spirito di allineamento, dal conformismo di cui bisogna essere vittime per raggiungere i vertici del potere. Militari, politici, statali, teologi (giornalisti, presentatori, uomini di spettacolo, vip)… per arrivare a sedersi sulle sedie del loro potere, hanno subito una selezione culturale (brain washing) molto precoce che è durata decenni, attraverso un sistema educativo e delle discipline atte più a conformare che a far ragionare. Tutta l’educazione subita da chi è ai vertici del potere, è finalizzata a produrre produttori e replicatori di consenso. Detto in termini spiccioli, se arrivi ad essere un giornalista accreditato od un direttore di una testata finanziata con denaro statale, devi pensare in un certo modo e non in un altro.

L’allineamento ideologico di tutte le testate mediatiche del regime italiano è il frutto di questo lavaggio del cervello che inizia da bambini attraverso l’inserimento di valori nazionali, storici, religiosi che costituiscono il blocco di memi che supportano il nazionalismo ed esistenza dello stato italiano. Si tratta di una selezione severissima. Solo uno su decine di migliaia arriverà in cima e verrà premiato e dietro di lui i meno meritevoli, quelli che bestemmiavano o che se ne strafottevano di imparare il nome dei 7 re di roma. Non è mica un caso che gli statali siano dei privilegiati rispetto agli altri. Chi non ha passato i filtri ideologici, chi non si è sottomesso all’ideologia totalitaria nazionale, chi non ha introitato i valori di fedelta, viene estromesso dalla vita istituzionale, non potrà insegnare o dirigere giornali o fare il giornalista, non potrà fare il giudice, il magistrato, il militare, il prefetto e molto probabilmente neppure il politico.

Il direttore di un giornale, il direttore di un agenzia di informazioni, un giornalista, un politico, un militare, un prelato, cercano sempre di fare quello che fanno gli altri ogni qualvolta hanno dei dubbi. Spesso v’è totale convergenza di vedute proprio grazie al brainwashing ideologico subito per anni, ma a volte, in rari casi, si è chiamati a decidere da soli. Ecco che il dubbio, la paura di perdere i privilegi e lo status acquisiti in anni di selezione, porta questi individui ad imitare i loro simili e colleghi di avventura.

Adesso diventa chiaro il perché in momenti di crollo istituzionale ed ideologico, quando i dubbi assalgono, tutta la massa statale si muove come un gregge senza alcun governo, senza alcuna idea od autonomia intellettuale. Anni di “educazione” portano questi burocrati ad avere bassa capacità elaborativa e bassa autonomia cerebrale.

E’ chiaro ora perchè tutti i giornali parlano delle stesse cose:

1)Perché la formazione ed educazione di chi è ai vertici della struttura nazionale è la stessa, ed è fatta per dare gli stessi risultati. Una sorta di stampaggio del consenso.

2)Perchè la selezione, formazione ed educazione di chi rappresenta lo stato, lo spingono a conformarsi qualora vi siano dei dubbi. Rimuovere è un dovere, reprimere l’iniziativa personale è un obbligo. Imitare i colleghi il minore dei mali.

Si tratta di un vero allevamento di pecore.

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