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Indipendenza!

GRILLO: PIANO AGRICOLO ECONOMICO DEMENZIALE

GRILLO: PIANO AGRICOLO ECONOMICO DEMENZIALE

 

beppe grillo piano agricolo

Grillo ha un modello che forse va bene al meridione, ma di certo cozza contro lo spirito libero ed intraprendente oltre che moderno del Veneto.

Ogni tanto bisogna tirare le orecchie a chi di economia e mercato non capisce nulla, o meglio a chi pecca di comunismo e vuole imporre agli altri l’economia.

Il piano agricolo di Grillo come illustrato nel sito e le relative critiche che ci sentiamo di fare:

1)Grillo vuole ancora finanziare l’agricoltura, ha la visione di interferire con le leggi dell’economia, e non capisce che l’economia va lasciata libera, l’unico reale problema sono i monopoli. Lo stesso è per l’acqua. Il problema non è la privatizzazione, ma il monopolio. E questo discorso vale per tutte le attività umane, ma Grillo da buon statalista ha sempre in mente lo stato che fa impresa!

2)I dazi non si mettono, la gente deve essere libera di comperare dove e quando vuole. Libertà di scelta e non obbligo. Grillo da una parte fa il comunista statalista dall’altro vuole imporre l’autarchia Mussoliniana!

3)Il problema è culturale (come contraddittoriamente di enuncia), ed è la gente ben informata che diventa cosciente e può scegliere non i dazi ed i finanziamenti pubblici.

4)I contadini e i giovani non si riportano alla terra. Se uno vuole farsi l’orto faccia, ma abbiamo tecnologie e conoscenze che ci permettono di far fare come mestieri a tempo pieno attività più edificanti. Se Grillo è arrivato alla fine dei suoi giorni e sogna di fare l’ortolano si accomodi, agli altri lasci la scelta, e più di tutto non dimentichi che la tecnologia e gli avanzi scientifici tolgono l’uomo dalla schivitù del lavoro. Il problema è semmai un altro: la ripartizione delle risorse e del frutto del lavoro.

5)I contadini dello stato italiano sono già tutti furbi, sono schiavi del clientelismo e ci sguazzano fin troppo, e non arricchiscono il territorio ma se stessi. Lo fanno già caro Grillo, ma piangono sempre!

6)La questione imperialista delle multinazionali si riallaccia al discorso monopolista e culturale, che Grillo continua a non fare. Lo stato non deve fare economia, deve solo bacchettare chi agisce da monopolista.

7)E ora di smetterla di parlare di valori aggiunti perchè prodotti dentro i sacri confini, questi sono i discorsi idioti del fascismo. Le arancie Catalane sono più vicine al Veneto di quelle Siciliane, le olive Croate anche…. Il latte nord e sud Tirolese è vicino al Veneto ben più di quello Laziale o Campano. Svegliati Grillo, smettila di dire fesserie nazional popolari.

8)La mafia meridionale oggi impedisce all’agricoltura Iberica di penetrare nel mercato del nord est e lo fa in modo sporco! Il risultato? Gli ortaggi costano meno nel resto d’Europa che sulle bancarelle del Veneto obbligato a comperare frutta e verdura prodotta nel lontano ed inefficiente meridione!

Vi lasciamo all’articolo penoso e superficiale pubblicato sul blog di Grillo.

Investimenti per il rilancio dell’attività agricola
Analisi e spiegazione del punto 5 del programma a cura di Sergio Di Cori Modigliani.

Un piano di finanziamento, sia comunitario europeo che nazionale, finalizzato al rilancio della produttività agricola e di allevamento, per rilanciare i consumi interni a salvaguardia dei prodotti ortofrutticoli e zootecnici italiani, anche a costo di immettere dei dazi su prodotti concorrenziali provenienti da zone di produzione extra-comunitaria.
Questo punto comporta un cambiamento culturale di mentalità, il cui scopo consiste nel riportare i contadini alla Terra, sottraendoli alla burocrazia, per combattere i furbi che sfruttano la normativa vigente godendo di sovvenzioni a pioggia che non arricchiscono il territorio, non rilanciano i consumi, ma servono esclusivamente a foraggiare clientele locali che ricambiano con voti elettorali e spiananano la strada all’imperialismo delle multinazionali dell’alimentazione che impongono i loro ogm, le loro sementi, a totale detrimento della grande cultura agricola italiana. Si incentivano i giovani che quindi decideranno di rimanere nel proprio territorio, e si rilancia l’occupazione producendo un immediato allargamento del consumo interno.
Il prodotto agricolo italiano, in tal modo, si riappropria di una delle più antiche fonti di ricchezza nazionale da tutti sempre invidiata: il valore aggiunto della qualità del nostro cibo. La grande svolta, infatti, consiste nel combattere contro l’ingresso e l’estensione nel territorio italiano delle grandi organizzazioni multinazionali dell’alimentazione che poi si legano (politicamente) alle diverse mafie agricole.
Da cosa nostra a casa nostra (la rivoluzione con una vocale): vogliamo essere liberi di produrre e mangiare i nostri prosciutti, i nostri salami, i nostri pomodori, le nostre arance, le nostre mele.

 

 

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